Come talvolta accade, la genesi di questo lavoro è abbastanza casuale: l’autore, mentre stava conducendo una complessa ricerca nell’archivio storico comunale di Roviano, si imbatteva in un documento con il quale la Prefettura di Roma “invita il sindaco” a consegnare a Pietro Basili “l’autorizzazione a fregiarsi della medaglia commemorativa dell’Unità d’Italia” (1848-1870) firmata dal ministro Depretis, allora Segretario di Stato agli Affari Interni. Da lì è cominciato un intenso lavoro di ricerca negli archivi storici di diversi comuni della Valle dell’Aniene.
Pietro Basili nacque a Porto San Giorno nel 1847 e a 19 anni, nel 1866, partì volontario con i garibaldini combattendo in Trentino nella Terza Guerra di indipendenza. Nel 1867 con Garibaldi partecipa alla campagna dell’Agro Romano. Raggiunse Roviano nel 1883 la moglie e le figlie, per lavorare nei cantieri della ferrovia Roma-Sulmona allora in costruzione, in qualità di ingegnere e appaltatore di opere. Non vi sono notizie sull’eventuale partecipazione alla vita politica locale da parte di Basili, in quanto a Roviano non vi era una tradizione garibaldina e i politici locali erano in gran parte conservatori, con addirittura alcuni nostalgici dello Stato Pontificio.
Quando il 17 giugno 1866 l’Italia dichiarò guerra all’Austria, Basili si arruolò subito nel Corpo Volontari Italiani sotto il comando di Garibaldi. In Trentino, dopo alcune settimane di insufficiente addestramento, venne inquadrato nell’8º Reggimento, 12ª Compagnia con il numero di matricola 29 e il grado di caporale. Nello scontro decisivo di Bezzecca l’8º non compare ma, unito al 6º nella 5ª Brigata, contribuì a controllare il Passo del Tonale fino all’amaro epilogo conseguente l’ordine impartito dal Comando Supremo dell’Esercito a Garibaldi che stava avanzando in Tirolo.
Nel 1867 anche Basili sentì il possente richiamo garibaldino Roma o Morte: nell’ottobre di quell’anno raggiunse Terni, raduno dei volontari, molti di loro nuovi, inesperti e lontani dai valori patriottici, che si accingevano a scontrarsi con i papalini. Risultò tra coloro che combatterono fino alla presa di Monterotondo. La mancata sollevazione popolare oltre al determinante intervento dei francesi portò alla disfatta di Mentana: tra i quasi duemila garibaldini fatti prigionieri c’era anche Basili, che fu rinchiuso per due anni nel “Bagno penale” di Civitavecchia per poi essere liberato nel 1869, esattamente dieci mesi prima della conquista di Roma. Nella sede della Società Operaia di Mutuo Soccorso di Fermo sono conservati i cimeli e i documenti appartenenti a Pietro Basili, tra i quali spicca la giubba rossa dove risaltano le cinque medaglie per l’Unità e l’Indipendenza dell’Italia.
La memoria storica risorgimentale si fonda anche su tantissimi esempi di vita come quello di Pietro Basili, che dimostrarono con i fatti la propria fede nei valori dell’unità e della patria, e che riemergono grazie a ricerche come questa di Artemio Tacchia. Sta a noi tenere sempre accesa la luce su tutto ciò che è stato realizzato da questi uomini valorosi.
Alessio Pizziconi

