“Il Garibaldinismo dopo Garibaldi. Da Domokòs alle Argonne”

Nella splendida cornice della Sala della Musa nella Biblioteca Civica di Desenzano del Garda, già proprietà della Contessa Chiara Rizzardi Arrighi e Quartier Generale di Vittorio Emanuele II, all’indomani della Battaglia di Solferino e San Martino, sabato 16 novembre 2024, si è tenuta la Conferenza “Il Garibaldinismo dopo Garibaldi. Da Domokòs alle Argonne”.

Organizzata in occasione del Centenario della morte di Ricciotti Garibaldi dall’Associazione Culturale “Faro Tricolore”, con il patrocinio del Comune di Desenzano e di numerosi altri Enti, tra cui l’A.N.V.R.G., ha avuto lo scopo precipuo di valorizzare l’eredità spirituale di Giuseppe Garibaldi, che si evidenzia nell’azione dei figli, Ricciotti e Menotti, ma anche dei nipoti dell’Eroe dei Due Mondi sui vari fronti in cui si lottava per la libertà dei popoli oppressi e per la libertà tout court.

La Conferenza si è proposta di fare luce su aspetti poco conosciuti della Storia della Grecia Moderna inserita nel contesto europeo, a partire dalla lotta per l’emancipazione dal secolare dominio turco, a cui diedero un contributo importante i filelleni italiani, da Santorre di Santarosa ai Garibaldini di Ricciotti, che nel 1897 lottarono a fianco dei Greci nella Battaglia di Domokòs.

Relatori, due giovani studiosi e Professori di Storia, Andrea Spicciarelli e Marco Chinaglia.

Andrea Spicciarelli, Direttore dell’Ufficio Storico dell’A.N.V.R.G. è coautore dell’ultimo Bollettino del Museo del Risorgimento di Bologna, intitolato “Da Candia a Domokòs, itinerari garibaldini e sovversivi alla guerra greco -turca del 1897”, di cui due copie, corredate da una lettera di accompagnamento, sono state donate alla Municipalità di Domokòs nella scorsa estate, consegnate personalmente dalla Prof.ssa Maria D’Arconte nelle mani del Sindaco Charalampos Liolios, alla presenza del Consiglio Comunale al completo. L’iniziativa, comunicata durante la Conferenza, ha avuto una continuazione il 5 dicembre, durante la presentazione a Bologna del Bollettino su citato, con la consegna al Museo di una targa donata a sua volta dalla Municipalità di Domokòs. In quella occasione è stato effettuato un collegamento video a rinsaldare i vincoli di amicizia tra Italia e Grecia e in particolare con la Regione Emilia Romagna da cui partirono i volontari le cui biografie sono narrate nel Bollettino stesso.

Marco Chinaglia, proveniente da Rovigo, ma laureato in Storia col massimo dei voti presso l’Università degli Studi di Bologna, è docente di Storia e Filosofia presso il Liceo Statale “G.Cotta” di Legnago (Verona) e Presidente dell’Associazione “Amici di Garibaldi” di Lendinara (Ro).

La Conferenza si è aperta con l’ascolto del famoso canto Garibaldino “La Camicia Rossa” del 1860, di una celebre canzone greca e dell’Inno nazionale greco, i cui versi furono composti da Dionysios Solomòs, nativo di Zàkynthos, uno dei più celebri poeti della Grecia moderna.

L’Iniziativa ha visto la partecipazione di un folto pubblico, che ha ascoltato con interesse le relazioni ed è intervenuto nel dibattito con apporti personali. Tra gli altri erano presenti due rappresentanti della Comunità Ellenica di Brescia e una delegazione dell’AMI di Verona.

Dalla relazione del dott. Spicciarelli “L’eredità contesa. Ricciotti Garibaldi e il Garibaldinismo tra Otto e Novecento” è emerso un sostanziale conflitto all’ interno delle potenze europee tra opinione pubblica e comitati spontanei pro Candia e pro Grecia da una parte, con volontari pronti a partire, e governi ostili nei confronti degli insorti greci, sia in occasione dell’insurrezione di Candia, dove immediato fu il blocco navale per impedire eventuali sbarchi, sia successivamente, nella guerra Greco Turca.

Le grandi potenze, nell’intenzione di mantenere lo status quo, si allineavano a fianco dell’Impero Ottomano con minacce nei confronti del governo greco, che fu costretto, suo malgrado, a licenziare una prima volta un contingente di volontari giunto ad Atene e lo stesso Ricciotti.

Analogo atteggiamento si determinò in Italia, dove ci fu una massiccia mobilitazione popolare e delle forze progressiste a favore della causa dell’Indipendenza greca, mentre il governo Italiano, anche in conseguenza degli attentati subiti dal sovrano, Umberto I, temeva che l’intervento in Grecia dei volontari garibaldini fosse una prova generale per una futura rivoluzione in Italia. Così a fronte della partenza alla spicciolata dei volontari, ordini tassativi vengono diramati ai Prefetti e alle autorità portuali perché individuassero e si opponessero con forza a questi tentativi. Ciò che non riuscì nella prima fase, si concretizzò in occasione della Guerra Greco Turca. Nell’aprile del 1897 infatti i volontari garibaldini, tra traversie e ostacoli di ogni genere, raggiunsero prima Atene e poi la Tessaglia, dove diedero prova del loro valore combattendo in condizioni di inferiorità numerica, infondendo coraggio e speranza negli insorti e nelle truppe regolari greche, affrontando con loro lo scontro decisivo in Tessaglia, nei pressi del Villaggio di Domokòs, il 17 maggio 1897.

Fu sicuramente un episodio di valore dovuto anche al coraggio di Ricciotti Garibaldi, benché la guerra si concludesse con il ritiro delle forze greche e dei volontari garibaldini.

Tra le biografie dei protagonisti si è sottolineato l’apporto di Ricciotti Garibaldi, e di esponenti della galassia socialista, repubblicana e anarchica alla guida dei volontari, come Cipriani, Mereu, Bertet, Barbato e non ultimo il deputato Antonio Fratti, caduto a Domokòs, il cui corpo, sepolto in un primo tempo in terra greca, fu poi traslato con tutti gli onori in Italia. Per lui il bresciano Giuseppe Zanardelli pronunciò l’orazione funebre al Parlamento Italiano.

Particolare attenzione è stata riservata inoltre alla partecipazione dei nipoti di Garibaldi alla Prima Guerra Mondiale attraverso la relazione del Prof. Chinaglia “La Legione garibaldina in Francia durante la Grande Guerra”.

Arruolati nel primo anno di guerra, nei corpi volontari dell’esercito francese, era stato concesso loro di indossare la camicia rossa, ma sotto l’uniforme francese, e, prima ancora dell’entrata in guerra dell’Italia, due di loro, Bruno e Costante, persero la vita nella Battaglia delle Argonne.

Maria D’Arconte